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Mesegavir

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Tre settimane di temporali e vento che hanno messo in ginocchio un paese pronto, però, in caso di attacco nucleare, hanno lasciato di nuovo posto a cielo blu e sole. Del resto mia suocera me lo aveva ripetuto più volte : In Israele l'inverno dura dal 1 al 31 gennaio.
Non l'ho mai presa seriamente anche perché quando me lo diceva, era quasi Natale, avevamo 25 gradi ed io giravo ancora in infradito. Poi ho sempre avuto l’impressione che per gli Israeliani il concetto di inverno fosse più legato all’accorciarsi delle giornate piuttosto che a un drastico calo della temperatura. Già a fine settembre, quando viene buio presto ma sei ancora in costume da bagno, li senti lamentarsi che winter is here. E già.
Ad ottobre se ne autoconvincono combinando shorts con Moonboot o sciarpe solo per dimostrare che, in fondo, anche da loro arriva l'inverno.
A novembre comincia a fare freschino ma solo in casa perché tendenzialmente sono restii ad utilizzare qualsiasi forma di isolamento, un po'…

Nuovo anno, nuova vita ... ma anche no !

Il nuovo anno per me è iniziato ufficialmente mercoledì, giorno di riapertura della scuola. Alle 7.28 ho fatto il conto alla rovescia all'arrivo dello schoolbus, quando le porte si sono chiuse e l'autista ha pigiato sull'acceleratore, ho stappato una bottiglia di champagne, sparato i fuochi e fatto il trenino con i passanti vicino alla fermata.

In barba ai festeggiamenti canonici spesso obbligati, a quei "allora tu cosa fai per Capodanno?" che di solito implica che se non fai nulla sei uno sfigato, ai cenoni con le lenticchie fredde in attesa che le lancette si inseguano fino alla mezzanotte, ai fuochi d'artificio in diretta dal mondo intero, noi abbiamo lasciato Milano, qualche giorno prima di congedarci dal 2017, per rientrare nell'unico paese al mondo in cui del capodanno non gliene frega nulla a nessuno. E così io il 31 dicembre alle ore 22.10 già ronfavo sul divano.

In Israele, infatti, ufficialmente, e da settembre, si è entrati nel 5778, altro che Bl…

Diamoci un taglio

Tanto inchiostro, anzi più che altro polpastrellate sono spesso spese nello sottolineare le problematiche delle mogli expat, dal disorientamento alla depressione passando per la nostalgia, il senso di annullamento, la tensione e, a volte, il divorzio tout court.
Non si parla mai, però, di un problema molto più grande da risolvere e che si ripresenta puntuale ad ogni nuovo cambio di destinazione : la scelta del parrucchiere. Per anni seconda in lista dopo quella del pediatra, domina la classifica ora che i bambini sono più grandi ed io meno ansiosa.
E francamente, guardandomi in giro, credo che non si tratti solo di un mio problema. Le colleghe expat le riconosci proprio dall'assenza prolungata di una forbice e di una tinta. Quelle che arrivano con un taglio corto, come la sottoscritta, tempo qualche mese si aggirano con in testa una specie di "mocio"  spesso costretto in mollettine, fasce e congegni vari, quelle invece che portano il capello lungo, hanno code di cavallo lu…

Welcome to Israel. L'approdo

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Francamente è la prima volta in cui non so davvero da dove cominciare a dipanare quella matassa di eventi in cui sono rimasta ingarbugliata da quando ho lasciato Shanghai.
Il passaggio Cina-Israele è stato a dire poco frastornante e per la prima volta in vita mia sono in pieno cultural shock proprio nell'unico posto, fra i tanti che ho girato, a me più familiare.
Sarà che sono anche approdata all'aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv dopo un'ultima settimana a Shanghai di beata solitudine.
Spediti in anticipo figli e coniuge in Israele, sono rimasta ben volentieri ostaggio della Cina che, per lo sbrigo di una serie di menate burocratiche legate alla nostra partenza, mi ha sequestrato il passaporto per qualche giorno.
Una congiuntura astrale favorevole combinata alla mia grande scaltrezza hanno fatto si che il coniuge non avesse altra scelta che aderire al mio piano di approdo ritardato in Israele.
Quelli a Shanghai da sola sono stati giorni di silenzio, pace, passeggi…

Non è uno scherzo

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Da una decina di giorni Didi, l'applicazione per chiamare i taxi scaricabile sul cellulare, è disponibile in inglese. Dopo mesi di tortura, mal di testa e smadonnamenti ogni volta che cercavo di chiamare un taxi lottando con indirizzi di destinazione da trovare in cinese, conversazioni incomprensibili con il tassista di turno che non capiva  mai né dove venirmi a prendere, né dove recapitarmi, adesso in due minuti il tutto è risolto. E' inoltre possibile inviare al tassista messaggi in inglese che un magico traduttore istantaneo trasformerà nei soliti caratteri geroglifici. E così adesso che un aspetto della vita quotidiana qui a Shanghai mi si è notevolmente semplificato, mi sembra ovvio che sia arrivato il momento di partire di nuovo. No, non è uno scherzo, ho ripetuto ad amici ma soprattutto a me stessa quando, qualche mese fa, abbiamo capito che, nostro malgrado, anche questa volta non sarebbe durata a lungo e che sarebbe stato opportuno prendere in mano la situazione prima …

Oggi vi presento Ile

Ci separano una ventina di piani ma ci incontriamo spesso in ascensore, oppure nell’androne del nostro palazzo quando lei lo attraversa rapida, quasi si muovesse a levitazione magnetica come il Maglev, il treno rapido che collega l’aeroporto di Shanghai a Pudong, sempre sorridente e con quello stile disinvolto ed elegante, così poco sciura, che apprezzo molto, mentre io trascino i miei figli, scompigliata e distrutta, da o verso un’ennesima ed amena attività pomeridiana. Fatto sta che questi brief encounters sono sempre, almeno per me, un’iniezione di buonumore perché poco importa lo stato pietoso in cui versi, lei riesce comunque a farmi un complimento con un tale entusiasmo che finisco sempre per crederci davvero.
Per Ileana i pannolini, i compiti, il corso di nuoto oppure la tediosa partita di pallone a cui assistere per poi mentire con tanti 'ma che bravo', sono finiti da tempo. I suoi tre figli, tutti abbondantemente sopra la ventina, ormai si gestiscono da soli e così bene…

Segnalazione

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Sempre sul pezzo e puntuale come sono, segnalo con quasi un mese di ritardo una graditissima menzione di Qui(nonè)taipei sul sito www.expat.com (sezione Italia) insieme ad altri blog di colleghe, o mamme in esilio, che vi invito a leggere prima di fare la nostra stessa pazzia.
Ovviamente scherzo e, anzi, proprio il racconto delle nostre esperienze, sebbene diverse e uniche nel loro genere, io credo possa essere di stimolo e di conforto per chi stesse valutando di fare le valigie o meno.
Cliccate qui per saperne di più :
http://www.expat.com/newsletter/top/398_marzo-2017.html